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Propensione al rischio: una questione di geni?

Con le nuove tecnologie e la diffusione dell’home banking chiunque si può improvvisare investitore: bastano un pc e una connessione ad Internet per collegarsi ai mercati di tutto il mondo!

Ma scegliere l’investimento giusto non è così semplice e immediato: entrano in gioco numerosi fattori, emotivi e non, che influenzano la predisposizione di ognuno nello scegliere un investimento piuttosto che un altro. C’è un elemento, in particolare, che riveste una certa importanza nell’influenzare le scelte di ogni risparmiatore: la propensione al rischio.

Si tende a pensare che ognuno di noi abbia una determinata propensione al rischio. Per esempio uno studio, realizzato dai ricercatori del “Centro di Neuroscienze Cognitive” e del CRESA (Centro di Ricerca in Epistemologia Sperimentale e Applicata) del San Raffaele, ha individuato nell’amigdala, centro neurale della paura e dell’ansia, la “centralina” che anticipa il dolore conseguente a possibili perdite derivanti da una scelta, anche finanziaria. Solo un semplice fattore genetico dunque?

In realtà, come sappiamo, l’uomo non si può ridurre a una semplice sequenza di DNA, siamo fatti, anche e soprattutto, di emozioni, di cultura, di esperienze, tutti aspetti che ci permettono di cambiare il nostro destino!

propensione al rischio

propensione al rischio

Questo vale anche, nello specifico, per la nostra propensione a “sopportare” lo stress da rischio.

Innanzitutto la sfera emotiva, il carattere propriamente detto, gioca un ruolo fondamentale: ognuno di noi ha un’indole che ci rende più o meno propensi ad osare, a rischiare, a metterci in situazioni più o meno azzardate. Andare a tentare la sorte nei casinò non è da tutti, diversamente da quello che si potrebbe pensare: non tutti sono propensi a giocare d’azzardo, almeno non nello stesso modo. Lo stesso discorso si può fare a proposito di un investimento: c’è chi sceglie di investire in obbligazioni e chi, con un animo più speculativo, preferisce addentrarsi nel mercato azionario a caccia dell’investimento più “redditizio”…o almeno lo spera!

Un altro fattore da tenere presente è anche l’orizzonte temporale cioè il periodo di tempo per il quale l’investitore rinuncia alle proprie disponibilità finanziarie, o a parte di esse, e le investe al fine di conseguire un rendimento.

In poche parole bisogna considerare gli obiettivi: avere esigenze di breve periodo, come il pagamento delle tasse, è una situazione ben diversa dal pensare all’acquisto di una casa a lungo termine. In questo anche l’età gioca un ruolo fondamentale: le prospettive di un ventenne non sono quelle di un pensionato; tutti questi aspetti condizionano inevitabilmente la scelta degli investimenti.

Abbiamo detto che l’uomo è fatto di esperienze: che dire, appunto, del ruolo che possono assumere esperienze positive o negative precedenti?

Quelle positive rafforzano sicuramente una visione ottimista del futuro in tutti i sensi, anche dal punto di vista finanziario: un investimento andato a gonfie vele, con un alto rendimento, ci renderà propensi a prediligere, in futuro, operazioni magari un po’ meno sicure ma che potrebbero avere rendimenti più allettanti. Al contrario, un’operazione finanziaria finita male aumenterà le apprensioni nella scelta di successivi investimenti, ci farà fare qualche passo indietro…

La propensione al rischio dipende anche da altre componenti, che non fanno proprio parte della psiche del singolo investitore. Chiediamoci da dove provengono le risorse finanziarie che si vogliono investire: derivano da duro lavoro e sacrifici o da un’eredità o un guadagno imprevisto?

È evidente che in quest’ultimo caso non ci penseremo proprio cento volte ad investire il nostro denaro in operazioni azzardate: se non abbiamo fatto fatica a guadagnarlo non risentiremo neanche tanto di un’eventuale perdita. Se le nostre risorse sono invece frutto di anni e anni di sacrifici, beh, il discorso è un po’ diverso…

Altro fattore degno di considerazione, anche questo non dipendente proprio dalla persona singola ma facente sempre parte della sfera emotiva, è la relazione consulente-investitore: un buon rapporto di fiducia con il proprio consulente di sicuro stimola il risparmiatore ad osare di più. Proprio per questo motivo siamo in una situazione, a dir poco, delicata: il consulente finanziario ha una grande responsabilità in questo senso!

Teoricamente dovrebbe essere una persona eticamente corretta, attenta ai reali bisogni del cliente piuttosto che al tornaconto personale o alla compagnia per cui lavora: questa non è la regola purtroppo…entrano in gioco dinamiche non proprio trasparenti, conflitti d’interesse…ma questa è un’altra storia!

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