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La bolla speculativa “Dot-com”

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Il lato oscuro delle tecnologie informatiche

“Noi che…se volevamo ascoltare una canzone dovevamo comprare il cd”, “Noi che…vedevamo ed amavamo i film Ritorno al futuro, Indiana Jones, Jumanji e Space Jams”, “Noi che…giocavamo coi i Crystal Ball e con Forza 4”…e potremmo continuare a lungo.

Gli anni ’90 sono ricordati per tante cose, dalle Spice Girls alle felpe legate alla vita, dalle scarpe con la zeppa ai capelli ossigenati…ma che ne sanno i Duemila!

Ma questi anni sono famosi anche e soprattutto per l’avvento delle nuove tecnologie informatiche: si muovono i primi passi in un territorio che in un futuro non lontano ci avrebbe letteralmente cambiato la vita. Chi poteva immaginare all’epoca che dopo qualche anno si sarebbero potuti videochiamare la fidanzata, l’amico, la mamma, lo zio, magari a migliaia di chilometri di distanza, stando semplicemente davanti ad un pc e senza esorbitanti costi aggiuntivi? È passato poco tempo ma che passi da gigante sono stati fatti…

Ma c’è anche il rovescio della medaglia: questo generale entusiasmo per la New Economy portò all’ennesima bolla speculativa con conseguente crisi generale.

Ormai è un copione che si ripete: l’ottimismo e la fiducia fanno salire il prezzo di un prodotto, a un certo punto però qualcosa fa vacillare queste rosee aspettative, vengono inseriti ordini di vendita a cascata e i prezzi crollano inesorabilmente…

In questo caso quale fu la goccia che innescò questa ennesima reazione a catena disastrosa? La goccia si chiama “Netscape”, il primo browser commerciale di Internet, il papà di Explorer, Chrome, Firefox per intenderci. Nel 1994 la sua quotazione diede il via  alla New Economy e le “Dot-com companies”, come venivano chiamate le aziende del nuovo settore informatico, ebbero uno sviluppo esorbitante.

L’euforia dilagò: “progresso”, “fiducia”, “crescita” erano parole sulla bocca di tutti e si dava per scontato che i titoli emessi da queste nuove aziende aumentassero all’infinito.

Nel marzo 2000 purtroppo molti cominciarono a ricredersi di fronte all’amara realtà: i bilanci pubblicati da diverse società “.com” furono tutt’altro che ottimistici e a qualcuno cominciò a venire in mente che forse investire in quelle compagnie non era proprio una scelta così vantaggiosa. Tanti disinvestirono e le quotazioni cominciarono a calare.

Come conseguenza molte di queste aziende  fallirono o furono acquisite o fuse, ben poche ebbero fortuna e arrivarono fino ai giorni nostri diventando veri e propri colossi: Amazon, Apple, Ebay…Ti dicono qualcosa? La ragione della loro solidità va ovviamente ricercata in fattori esterni a questo stato di cose, è l’eccezione che conferma la regola.

Tutte le crisi finanziarie avvenute nel corso della storia ci dicono qualcosa che potrebbe sembrare paradossale, ci dimostrano quanto spesso i sentimenti e l’emotività collettivi possano incidere materialmente, generando conseguenze funeste che si “toccano” con mano. Spesso l’”herding behaviour”, cioè comportarsi in un certo modo solo perché si è in linea con la massa, è deleterio. Diceva bene John Allen Paulos: “Se una bella mattina un numero sufficiente di investitori si sveglia credendo nel potenziale di una determinata azione, essa salirà per quell’unica ragione, a dispetto dei suoi fondamentali.”.