Schema Ponzi e…

Investitori sprovveduti

PonziSe ti proponessero un modo per fare velocemente un sacco di soldi senza far nulla come reagiresti?

Spero che tu faccia parte di quella categoria di persone che vogliono vederci chiaro ma, ti assicuro, l’ingordigia, la pigrizia, il bisogno di sicurezza tipico di questi tempi possono fare brutti scherzi.

Eh già perché, strano a dirsi, tanta gente continua a cascarci, a ricadere nello stesso errore magari dicendosi “stavolta è diverso”, “questa è la volta buona”.

Hai mai sentito parlare di “schema Ponzi”? Credo di sì perché qualche anno fa la legislazione italiana se ne è occupata: precisamente l’articolo 5 della Legge 173 dell’agosto 2005 l’ha dichiarato illegale, un vero e proprio reato.

Ma ora io provo ad immaginarti…hai presente il personaggio di Don Abbondio ne “I promessi Sposi” quando, immerso nella lettura di un panegirico nella sua stanzetta, esclama: “Carneade, chi era costui?”? Questa è una citazione ormai diventata celebre e questo Carneade è spesso nominato quando si ha a che fare con persone poco note…appunto: “Ponzi, chi era costui?”, penso te lo starai chiedendo.

Charles Ponzi era un immigrato italiano negli Stati Uniti, tristemente famoso per aver ideato una truffa colossale che coinvolse 40.000 persone ricavando ben 15 milioni di dollari a partire solo da 2…in che modo? Tutto iniziò quando gli capitarono tra le mani dei buoni di risposta internazionale, buoni postali che consentivano a un mittente di pagare la tariffa di risposta del ricevente nell’ambito di una corrispondenza internazionale.

Dato che questi buoni venivano venduti al prezzo dell’affrancatura del paese di emissione che era diverso da quello del paese dove venivano scambiati in francobolli, a Ponzi si accese una lampadina: perché non acquistare i buoni in Italia, spedirli in America e scambiarli con il controvalore in francobolli statunitensi?

L’idea si trasformò in una società che lui creò per gestire questo business, la Securities Exchange Company: l’abitraggio non era illegale, tanti investitori volevano entrare nel business dato che si era sparsa la voce di favolosi rendimenti ma…c’è un ma..peccato che in realtà i costi di acquisto, trasporto e conversione annullavano qualsiasi convenienza ma gli investitori ovviamente non lo sapevano!

In realtà non c’era nessun business: gli interessi venivano pagati con i soldi dei nuovi sottoscrittori.

È facile immaginare come andò a finire questa vicenda: Clarence Barron, un analista finanziario, mise la pulce nell’orecchio a chi di dovere facendo presente che la società di Ponzi non poteva garantire ciò che prometteva e il 13 agosto 1920 Ponzi fu arrestato e migliaia di investitori rimasero con un pugno di mosche e nella disperazione più nera.

Se pensi che, dopo questa vicenda, ci si guardò bene dal fare altri simili tentativi ti stai sbagliando: lo schema Ponzi non solo fu ripetuto ma fu anche “perfezionato” in strutture più complesse, facendo affidamento sempre sull’ingordigia di poveri investitori sprovveduti.

Un caso emblematico è quello di Bernard Madoff, un altro statunitense che ha pensato bene, recentemente, di ideare un’altra struttura di questo tipo ma nel 2009 è stato condannato alla bellezza di 150 anni di carcere.

Come funziona esattamente questo schema?

Vengono promessi grossi guadagni a breve termine tramite investimenti che vengono documentati in modo poco chiaro: le vittime non sono ovviamente competenti in materia finanziaria e non si rendono conto che in realtà i soldi non vengono investiti come promesso, alla base non c’è alcuna attività produttiva e alcun business, semplicemente i guadagni derivano esclusivamente dalle quote pagate dai nuovi investitori. Non è difficile immaginare per chi sia l’affare, solo per chi comincia la catena e per i primi coinvolti che effettivamente hanno alti ritorni economici ma costruiti…sul fumo.

Effettivamente i primi investitori, ripagati a dovere, reinvestiranno i fondi e non potranno che parlare bene del presunto “investimento” attirando nuove vittime fino a che la persona al vertice, giunta al massimo del guadagno, sparirà col malloppo.

Presto o tardi questo schema sarà destinato a collassare perché si farà sempre più fatica a reperire nuovi “adepti”, ma nel frattempo quanti poveri investitori verranno pesantemente truffati?

Questo schema, seppur dichiarato illegale in molti paesi, continua ad essere utilizzato, anche con escamotage che lo fanno apparire qualcosa di diverso. Come difendersi?

Il segreto è farsi delle domande e porle anche a chi cerca di abbindolarti con promesse da marinaio. Nella maggior parte dei casi le spiegazioni sono volutamente fumose e incerte, è importante chiedere sempre, in maniera diretta, che tipo di investimento è, che prodotto si compra, dove risiede l’azienda e da quanto tempo esiste: sono domande legittime e, se le risposte non ti soddisfano, questo è un campanello d’allarme e fossi in te conterei fino a 100 e camminerei con i piedi di piombo.

Le favole non esistono, anche Pinocchio si è reso conto che seminando monete non viene fuori un albero di soldi: la realtà è che nessuno ti regala niente.

Se qualcuno ti fa credere di poter diventare milionario senza fare nulla non ti racconta altro che una favola.

Con questo non voglio dire che bisogna chiudersi nel proprio guscio e non valutare nessuna proposta: è giusto ascoltare, è giusto guardarsi intorno ma la cosa importante è usare il buon senso: imparare a riconoscere un’opportunità da uno specchietto per le allodole.

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