La “bolla dei tulipani”

status symbol

Quando un fiore diventa uno status symbol

Ti ricordi il film “Ritorno al futuro”?

Immagina di essere il protagonista, con la sua macchina del tempo, e di atterrare nel 1637.

In quell’anno avvenne qualcosa che non ha a che fare con i soliti grandi eventi storici che si studiano sui libri ma che in qualche modo lasciò il segno.

Fu l’anno in cui scoppiò la cosiddetta “bolla dei tulipani”.

Ti chiederai: cosa c’entrano i fiori con la finanza? C’entrano sì, perché furono i responsabili della prima grande crisi finanziaria che coinvolse tutto il sistema economico europeo, un evento epocale che fu innescato, pensa un po’, da un semplice fiore.

Wikipedia definisce la “bolla speculativa” come “una particolare fase di mercato caratterizzata da un aumento considerevole e ingiustificato dei prezzi di uno o più beni, dovuto ad una crescita della domanda repentina e limitata nel tempo”.

Per capire la dinamica dobbiamo fare ancora un passo indietro. Già a partire dalla seconda metà del 1500 i bulbi di tulipano cominciarono ad essere esportati in Europa dalla Turchia e l’Olanda fu il paese in cui si diffusero maggiormente. Questo fiore divenne rapidamente una merce di lusso, praticamente uno status symbol dato che borghesi e ricchi mercanti facevano a gara su chi si aggiudicava le varietà più rare…una “Tulipomania” praticamente.

E quale fu la conseguenza “in soldoni” di questa smodata corsa al tulipano?

Qualcuno ebbe la bella idea di suggerirne l’acquisto in un’ottica speculativa dato che il prezzo andava aumentando col tempo (un po’ come accade per i metalli preziosi, per intenderci). Pian piano sempre più persone, che magari non avevano mai visto un bulbo, cominciarono ad acquistarli per poterli rivendere di lì a poco realizzando cospicui guadagni.

Ecco che sempre più fioristi prenotavano ai contadini i bulbi a prezzi esorbitanti stabiliti in anticipo, pagando subito un piccolo acconto e impegnandosi a corrispondere il saldo alla consegna. Questi acquisti con consegna futura avevano il solo scopo di lucrare, di speculare, attraverso la vendita, sull’incremento dei prezzi che lievitavano sempre di più…Pensa che si arrivò addirittura a vendere immobili per acquistare i bulbi più pregiati.

Questa “bolla” continuava a crescere ma le bolle prima o poi scoppiano…

Il 5 febbraio del 1637, durante la famosa asta di Alkmaar, i commercianti di tulipani cominciarono a vendere: centinaia e centinaia di lotti di bulbi furono acquistati per un importo equivalente a circa 5 milioni di euro. La bolla speculativa scoppiò: la domanda di tulipani non avrebbe potuto mantenersi a quei livelli e, insieme alla “bolla”, scoppiò anche il panico. Il risultato fu che centinaia di olandesi si ritrovarono con un pugno di mosche o, peggio, caddero in rovina. Ma perché? Alcuni si trovarono in possesso di contratti per acquistare tulipani a prezzi esorbitanti rispetto a quelli di mercato mentre qualcuno era sì riuscito ad accaparrarsi uno dei magnifici esemplari di bulbo di tulipano, peccato però che valeva appena un decimo di quanto l’aveva pagato.

Alla fine questo disastro si risolse, se si può parlare di risoluzione, a “tarallucci e vino”: tali contratti non potevano ovviamente essere onorati per cui i giudici pensarono bene di considerare questi debiti come “obbligazioni naturali” contratte con il gioco d’azzardo e, in quanto tali, non esigibili attraverso alcuna esecuzione forzata.

Si dice “sbagliando s’impara”, ma evidentemente non in questo caso:  questo primo grande crack finanziario non servì da monito per evitare eventi simili futuri ma, anzi, fu il primo di una lunga serie…

 

 

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