Black Tuesday

Tuesday

Big Crash: un martedì da non dimenticare

A quanti di voi sarà capitato di dire: “Ma che giornata nera!” Capita spesso, un po’ a tutti…l’espressione ha un che di metaforico, le nostre “giornate nere” il più delle volte sono fatte di piccoli problemi più o meno risolvibili che ci sembrano magari giganteschi.

Diverso è il discorso per quel famigerato 29 ottobre 1929, una vera e propria giornata “nera”, un “black Tuesday”  per gli americani, le cui conseguenze furono di portata epocale e portarono ad una delle più gravi crisi economiche della storia  del mondo industrializzato.

Ebbene sì, difficilmente gli americani che lo vissero dimenticheranno quel black Tuesday, giorno del crollo della borsa valori di New York, presso lo Stock Exchange, sede del mercato finanziario più importante per volume degli Stati Uniti.  Quel giorno il prezzo delle azioni di numerose grandi imprese precipitò letteralmente e ciò ebbe un immediato riflesso sulle altre borse statunitensi. Circa 16 milioni di azioni vennero vendute in un solo giorno senza alcun controllo, si scatenò il panico, e questo fu solo l’inizio, l’inizio di un ciclo economico fortemente recessivo su scala planetaria.

Per capirne le cause dobbiamo fare un passo indietro. Paradossalmente questa “Apocalisse” fu innescata da prospettive tutt’altro che pessimistiche. Tutto iniziò nella primavera del 1927 quando la politica monetaria fortemente, forse troppo, espansiva della Riserva Federale rese disponibili a banche e individui una liquidità notevole. Come conseguenza in generale si cominciò a guardare al futuro attraverso lenti “rosa”: si fantasticava di prospettive floride di crescita, di profitti futuri senza precedenti…ma i castelli in aria prima o poi crollano, soprattutto quando se ne approfittano speculatori senza scrupoli.

Anche in questa occasione si creò una “bolla” che, come tutte le bolle, prima o poi è destinata ad esplodere. Cosa esattamente alimentò questa bolla azionaria oltre il limite? Si innescò una vera e propria reazione a catena: gli investitori privati concludevano contratti di “riporto” con gli operatori di borsa che si impegnavano a prestare la liquidità necessaria all’acquisto di titoli ricevendo a garanzia i titoli stessi. A loro volta gli operatori di borsa chiedevano finanziamenti alle banche portando a garanzia i titoli azionari. Tutti partivano dal presupposto che l’incremento dei prezzi dei titoli registrati a Wall Street fosse superiore ai tassi d’interesse sui prestiti; così fu per un po’ di tempo finché il mercato decise di ritornare in equilibrio: nell’ormai famoso ottobre 1929 i prezzi azionari di Wall Street subirono una brusca correzione con conseguente panico generale.

La flessione dei prezzi interessò tutti i settori, prodotti agricoli, cotone, materie prime e si innescò una nuova reazione a catena al contrario:  la produzione industriale registrò un calo significativo con conseguenti gravi difficoltà per le imprese, per il commercio internazionale fino a generare un aumento vertiginoso della disoccupazione e una contrazione dei redditi.

Ancora una volta il ricordo di questo evento disastroso non servì ad evitare crisi future, anzi, se arriviamo a fine secolo, agli anni ’90, anche questi furono un po’ burrascosi dal punto di vista finanziario, soprattutto nella seconda metà…Messico, Sud Est asiatico, Brasile, Argentina. Anche in questo caso si può parlare di crisi finanziaria mondiale con una differenza: se usiamo una metafora bellica, mentre nel caso di Wall Street un’unica bomba micidiale fece detonare il mondo intero, in questa occasione le bombe furono di minor raggio ma molteplici e la conseguenza fu la stessa, una recessione generale su scala mondiale.

Come si dice, “mai fare il passo più lungo della gamba”: la prudenza non è mai troppa, soprattutto nel campo degli investimenti.

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